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Regesto di oggetti memorabili dell’Uomo

C'è un'archeologia del presente che non scava nella terra, ma guarda ciò che è rimasto in superficie. Gli oggetti raccolti in questo _Regesto_ non sono preziosi. Sono ferri arrugginiti, isolatori in ceramica, strumenti agricoli consunti, bulloni annegati nel cemento. Scarti, reliquie di un fare quotidiano, sopravvissuti al loro uso.

Fotografati come still life, isolati su una lastra di vetro sospesa in un non-luogo grigio, questi oggetti perdono la loro funzione e acquistano una dignità nuova: quella del simbolo. Non ci interessa più a cosa servissero. Ci interessa l'intelligenza che li ha pensati.

Ogni oggetto è una soluzione. La soluzione ingegnosa che l'uomo ha inventato per unire, per isolare, per misurare, per scavare. È la traccia di un pensiero pratico, di una mano che ha risolto un problema. Alcuni sono immediatamente leggibili, altri rimangono enigmatici, quasi totemici - come quella zappa che, eretta sul suo manico di legno, diventa una maschera arcaica, un volto con due occhi vuoti che ci guarda.

In questo senso il lavoro è un inventario memorabile, non per la memoria di ciò che gli oggetti erano, ma per la memoria dell'uomo che li ha creati. Un catalogo di ingegnosità minori, di estetiche involontarie. Sculture trovate per caso, che il fotografo non inventa ma rivela, sospendendole tra documento e contemplazione.

È il ritratto dell'uomo fatto per sottrazione: l'uomo non c'è più, è rimasto solo ciò che la sua mano ha lasciato.