Le Stanze
Un archivio della memoria.
Le Stanze sono ambienti un tempo animati e vissuti, oggi disabitati. Non sono rovine, sono sospensioni. Rimangono le tracce, a volte evidenti, a volte appena intuibili, di chi vi ha trascorso l'esistenza.
Mobili impolverati, oggetti dimenticati, i rettangoli più chiari sulle pareti dove per decenni sono state appese fotografie di famiglia. Ogni segno è una biografia involontaria: affetti, amori, rancori, passioni che hanno segnato i pavimenti oggi coperti di polvere.
Il fotografo non documenta l'abbandono, ma interroga la memoria. Queste stanze custodiscono storie che non conosceremo mai, e ci costringono a un esercizio dell'intelletto: immaginare, attraverso gli arredi e le suppellettili, le persone che le hanno abitate. È un esercizio che ci riporta al nostro presente, a quel presente che presto, inevitabilmente, diventerà passato.
Oggi queste case sono abitate solo dai fantasmi dei loro abitanti. Fantasmi destinati, fra poco, ad abbandonarle all'oblio eterno. Quando anche loro se ne saranno andati, non resterà più nulla, se non l'immagine fotografica a testimonianza.
E tutto ciò accade mentre fuori il cemento avanza, si costruiscono edifici inutili in un paese incapace di confrontarsi con il proprio passato.
Resta una domanda aperta, che è il cuore del lavoro: potrà l'uomo migliorare il rapporto con il suo habitat, imparando a vivere il presente mantenendo forte il legame con ciò che è stato?